Quando ti dicono: “Non è da te”

Il peso di una frase che sembra innocua

“Non è da te.”
Quattro parole, leggere in apparenza.
Detta da un genitore, da un amico o magari da un collega che crede di conoscerti bene,
ti colpisce sempre in modo sottile, ma profondo.
Perché sottintende che tu abbia un copione da seguire, un personaggio già scritto e che se ti
allontani da quella sceneggiatura, tu stia tradendo delle aspettative.
Le loro, ma spesso anche le tue.
Ti fermi un attimo e ti chiedi: “È vero? Non è da me? O è solo che finora ho interpretato una
parte?”

La sottile confusione tra persona e personaggio

La parola ‘persona’, non a caso, deriva dal latino “persona”, che significava maschera
teatrale.
Fin dall’antichità, sappiamo di essere — almeno in parte — dei ruoli.
Cresciamo dentro etichette preconfezionate:
“Sei sempre stato il tranquillo della famiglia.”
“Tu sei quella razionale.”
“Sei quello affidabile.”

All’inizio, queste definizioni sembrano darci sicurezza, come delle linee guida.
Ma col tempo, diventano gabbie invisibili.
Il sociologo Erving Goffman, nel suo celebre studio “La vita quotidiana come
rappresentazione”, descrive come ci muoviamo nel mondo proprio come attori su un
palcoscenico sociale.

Lo diceva Pirandello, siamo delle maschere ambulanti.

Abbiamo scenografie, ruoli assegnati e copioni appresi.
Il problema non è recitare un ruolo. È dimenticare che si tratta di una
rappresentazione.

Quando ti dicono “non è da te”, stanno difendendo un’immagine che hanno di te — ma non
necessariamente chi sei in questo momento.

A volte crescere significa deludere una versione di noi stessi ma…

Il momento in cui desideri fare qualcosa di nuovo, qualcosa che “non è da te”, è spesso il
segnale che stai evolvendo.
Stai esplorando territori al di fuori della parte assegnata.
E fa paura.
Perché non stai solo rompendo le aspettative degli altri, ma anche quelle più profonde che
hai interiorizzato.
In quel momento, è facile sentirsi spaesati:

“Se non sono la persona che pensavo di essere, allora chi sono?”

È una domanda antica quanto l’uomo.
In molti testi sacri, portatori di conoscenze profonde sulla natura umana, è rappresentata metaforicamente la lotta con la nostra parte oscura come rito di passaggio.

Quest’evoluzione di cui parliamo, può essere compresa e accompagnata dalla figura di un Coach Poetico.

Un consiglio, semplice ma utile

Quando ti senti bloccato da un “non è da te”, prenditi un momento.
Chiudi gli occhi, respira profondamente e chiediti:
“Se nessuno mi guardasse, cosa farei adesso?”


Non cosa dovresti fare.
Non cosa ti hanno insegnato a fare.
Ma cosa desideri, nel profondo, fare davvero.


Spesso, la risposta sorprende.

Ed è un indizio prezioso su chi stai diventando.

La prossima volta che sentirai qualcuno dire “non è da te”.
Occorre ricordare che i personaggi restano fermi, ma le persone cambiano.


La crescita personale non è tradire chi eri, ma diventare chi stai imparando a essere.

Se sei qui è perché in fondo non ti accontenti di sopravvivere

Non lasciare che il tuo Progetto di Vita resti in silenzio.
Il momento di iniziare il tuo viaggio è adesso.

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Commenti (visibili pubblicamente)

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  1. Avatar Massimo
    Massimo

    Penso che l’identità sia uno dei problemi del tempo che viviamo. Primao poi bisogna farci i conti