Platone, alla fine della Repubblica, racconta una storia che sembra un sogno ma che è, in realtà, una chiave di conoscenza.
Il soldato Er, caduto in battaglia, non muore davvero: viene condotto in un viaggio nell’aldilà, vede le anime che scelgono le loro prossime vite, assiste al ciclo delle reincarnazioni.
Poi ritorna tra i vivi per raccontare ciò che ha visto.
È un mito che parla di destino, di giustizia, ma soprattutto di memoria.
Le anime, prima di incarnarsi, attraversano il fiume Lete, il fiume dell’oblio.
Bevendo quelle acque dimenticano chi sono state.
Eppure, dice Platone, dentro di noi resta una traccia: la possibilità di ricordare.

Perché dimentichiamo chi siamo
Nella vita quotidiana beviamo continuamente piccole gocce di Lete.
Le responsabilità, le paure, le aspettative degli altri diventano strati che ricoprono la nostra identità.
A volte ci dimentichiamo davvero chi siamo: non per cattiva volontà, ma perché il mondo ci chiede di recitare ruoli, di adattarci a copioni.
E allora capita di sentirsi smarriti, di vivere vite che non ci assomigliano.
Ricordare come atto rivoluzionario
Il mito di Er ci suggerisce che ricordarsi non è automatico. È una scelta, una pratica.
Ricordare significa fermarsi, ascoltarsi, chiedersi:
- Quali sono i miei desideri autentici?
- Quale vita sto scegliendo, e a quale sto rinunciando?
Il filosofo Paul Ricoeur, parlando della memoria, scriveva:
“Ricordare non è mai un semplice ritorno: è una ricostruzione attiva del senso.”
Ecco allora il punto: ricordarsi chi sei non è un nostalgico voltarsi indietro, ma un atto creativo, un ridisegnare il senso del tuo cammino.
Il metodo del blog: trovare figure per rispecchiarsi
Anche qui, il mito diventa immagine, strumento.
- Se hai una mente analitica, puoi leggere Er come una metafora psicologica: i nostri “oblii” sono meccanismi mentali da cui possiamo uscire con consapevolezza.
- Se sei più spirituale, puoi viverlo come il richiamo dell’anima che ti invita a ricordare la tua origine.
- Se sei pragmatico, puoi trasformarlo in pratica quotidiana: un esercizio di memoria personale, per chiederti ogni sera se le scelte del giorno ti hanno avvicinato o allontanato da te stesso.
Un esercizio semplice
Prendi un foglio e scrivi in alto: “Io mi ricordo di me quando…”
Completa la frase con episodi concreti della tua vita in cui ti sei sentito pienamente te stesso: un viaggio, una conversazione, un gesto spontaneo.
Questi momenti sono le tue ancore di memoria. Rileggili ogni volta che senti di perderti.
In sintesi
Il mito di Er non è solo una storia antica: è una domanda attualissima.
Stai vivendo la vita che hai scelto, o quella che gli altri hanno scelto per te?
Ricordarsi chi sei è un lavoro quotidiano, a volte faticoso, ma è anche la via per sentirsi finalmente vivi.
Ricordarsi chi sei non è nostalgia: è un atto creativo.
Ed è esattamente ciò che il coach poetico ti aiuta a fare: prendere le immagini, i simboli, i testi, le esperienze, e usarli come specchi per rivedere la tua verità.
Ogni giorno possiamo scegliere se bere il fiume dell’oblio o il fiume della memoria.
E ricordare, con gratitudine, il cammino che ci appartiene.